Rabbia: il ruolo fondamentale della psicologia nel supporto ai giovani in difficoltà

La rabbia è una problematica molto diffusa tra i giovani che non va presa “sottogamba”. Abbiamo chiesto qualche chiarimento in più allo psicologo Dott. Alessandro Pairone

Tempo di lettura: 3 minuti

 


Dottor Pairone, cosa si intende con rabbia e chi sono le persone più colpite da questa problematica?

La rabbia è un’emozione che crea una distanza tra noi e qualcuno (o qualcosa) e compromette la relazione con gli altri, poiché impedisce di avere un confronto costruttivo o di trovare un terreno comune.

La rabbia è un segnale che indica che la situazione che stiamo vivendo non ci soddisfa e che non riusciamo a comprendere i nostri limiti. Se c’è rabbia, c’è un conflitto.

Molte volte, i miei pazienti si rivolgono a me perché si trovano in conflitto con i loro genitori, insegnanti o amici. Purtroppo, molti di loro sono anche vittime di bullismo.


Come si manifesta la rabbia?

Spesso la rabbia è associata ad un comportamento che va contro le norme sociali e le regole stabilite dalle istituzioni. Questo sentimento è particolarmente presente nei ragazzi, ed è stato ancor più accentuato dalla pandemia. Gli adolescenti, specialmente tra i 12 e i 20 anni, tendono a mostrarsi più impulsivi rispetto agli adulti, e a voler dimostrare la propria forza (in particolar modo i maschi).

Dopo la pandemia, stiamo assistendo a una crescente manifestazione di rabbia accumulata nel tempo. Chi sperimenta questo sentimento può avere comportamenti aggressivi, verbali o fisici, che violano le regole e i valori sociali.

Tuttavia, è importante distinguere tra aggressività e violenza: la prima è contenuta e non ha un valore distruttivo come la seconda, che è caratterizzata da una forte carica di rabbia e il desiderio di distruggere cose o ferire qualcuno.


Esiste una cura per questa problematica?

Da un punto di vista sociale, è importante diffondere i valori e fornire ai giovani degli obiettivi concreti, spiegando loro l’importanza di andare a scuola, studiare, fare amicizia, avere relazioni positive con la propria famiglia e coltivare i propri sogni.

Dal punto di vista clinico, invece, il lavoro dello psicologo consiste nel modificare le modalità disfunzionali di pensiero e comportamento dei pazienti, un lavoro estremamente delicato e impegnativo, ma gratificante quando si riescono ad offrire strategie di gestione del malessere alternative e più efficaci.


Quali sono i vantaggi per un adolescente nel rivolgersi ad uno psicologo di giovane età?

La minor differenza di età aiuta sicuramente ad instaurare una maggiore sintonia con il professionista, riducendo lo squilibrio tra paziente e medico, facilitando la comunicazione e favorendo la condivisione di punti di vista e interessi.

C’è un paziente la cui storia l’ha colpita particolarmente?

Ricordo di un giovane adulto con un’adolescenza travagliata, piena di rabbia dovuta a problemi familiari. Sua madre era molto invadente, esigente e giudicante nei suoi confronti, soprattutto dal punto di vista scolastico; suo padre, invece, era poco presente e spesso scappava davanti ai problemi. L. (chiameremo così il paziente) è cresciuto con molto rancore verso i suoi genitori e con il “bisogno” di esibire questa rabbia.

Il primo passo del suo percorso terapeutico è stato la verbalizzazione: L. mi ha raccontato la sua storia e ciò che provava, ha condiviso la sua problematica con me per 3 – 4 mesi attraverso delle sedute regolari (una a settimana, arrivando a riconoscere di essere arrabbiato e il perchè lo fosse. La sua vera forza, oggi, è la consapevolezza: L. riesce infatti a condividere subito ciò che pensa e prova, senza reprimerlo e, di conseguenza, aumentarne la carica emotiva.

 

Elaborazione articolo a cura di Giorgia Della Bosca

Dott. Alessandro Pairone
psicologo.alessandro.pairone@gmail.com
Sede a Torino e Pinerolo
Ricevimento anche Online
Tel. 339 310 2326

 

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