Oggi, con il chinesiologo Jacopo Papa, affrontiamo un argomento esclusivamente maschile: parliamo di ipertrofia prostatica.
Innanzitutto, Dott. Papa, cos’è la prostata e qual è la sua funzione?
La prostata (o ghiandola prostatica) è una piccola ghiandola che fa parte dell’apparato genitale maschile. È di forma rotondeggiante ed in un uomo adulto pesa circa 20 g. Per dare un’idea, pensate ad una castagna con base verso l’alto attaccata alla parte inferiore della vescica e apice rivolto in basso; praticamente è collocata davanti al retto e circonda il tratto superiore dell’uretra.
La prostata contribuisce a produrre lo sperma emettendo una parte del liquido seminale che va ad unirsi agli spermatozoi prodotti dai testicoli: questa è la sua funzione principale.
La sua posizione anatomica e le funzioni in cui è coinvolta influenzano quindi la minzione, l’erezione, l’eiaculazione e la defecazione. L’alterazione di questi processi fisiologici fa scattare il sospetto di malattie a carico della ghiandola.

Lei parla di alterazioni e malattie. Ci può spiegare meglio?
Il nome corretto della malattia è ipertrofia o iperplasia prostatica benigna e consiste nell’aumento di volume della prostata che finisce col comprimere l’uretra, che è il canale che trasporta l’urina dalla vescica all’esterno. Pensate che, in certi casi, assume le proporzioni di un’arancia. Ne conseguono vari problemi a carico delle vie urinarie.
È una patologia molto comune tra gli uomini: colpisce il 5-10% degli uomini dopo i 40 anni di età e oltre l’80% dopo i 70 e 80 anni, ma produce sintomi solo nella metà dei soggetti.
I principali fattori associati alla malattia sono l’invecchiamento e i cambiamenti ormonali nell’età adulta (andropausa). Oltre all’età, possono predisporre all’ipertrofia prostatica anche la familiarità, l’obesità, le malattie cardiovascolari, il diabete e l’inattività fisica oltre ad altre patologie concomitanti.
Quali sono i sintomi principali della malattia?
I sintomi sono di tipo irritativo e ostruttivo. Chi soffre di ipertrofia prostatica ha difficoltà ad urinare, non riesce a ritardarne l’atto, aumenta notevolmente la frequenza delle minzioni sia diurne che notturne ed ha un getto piuttosto debole con problemi di sgocciolamento al termine delle minzioni stesse.
Può inoltre avere piccole quantità di sangue nelle urine o nel liquido seminale, provare dolore dopo l’eiaculazione o durante la minzione ed avere difficoltà nell’erezione e nel suo mantenimento.
Alla presenza e persistenza di alcuni di questi sintomi, è bene che il paziente si sottoponga ad una visita urologica per stabilire una diagnosi corretta e intraprendere le cure più adeguate al caso.
A proposito di cure, qual è il ruolo del fisioterapista in queste situazioni? Cosa può fare per eliminare o almeno ridurre il problema?
Intanto va detto che un grande aiuto può venire dalla prevenzione, che consiste fondamentalmente nella diagnosi precoce, ed è possibile sottoponendosi a controlli periodici dopo i 40-50 anni d’età o, tempestivamente, quando si manifestano i primi disturbi. Esulando dal mio ruolo specifico posso comunque consigliare, per prevenire la malattia, una sana alimentazione, evitando alimenti irritanti per la prostata quali: superalcolici, insaccati, spezie, birra… preferendo cibi ricchi di sostanze antiossidanti come frutta e verdura. Consiglio, inoltre, di bere molta acqua, almeno due litri al giorno, per ridurre il peso specifico delle urine e prevenire infezioni; regolarizzare la funzione intestinale, praticare un’attività sessuale regolare, praticare attività fisica che favorisce la circolazione pelvica, moderando però l’uso delle due ruote (moto, scooter, bicicletta) poiché possono causare microtraumi che aggravano i processi infiammatori, evitare il fumo.
Ma, tornando al mio lavoro, devo dire che generalmente chi si rivolge a me lo fa dopo essere stato da un medico specialista che ha già diagnosticato l’ipertrofia prostatica. In questo caso il mio intervento consiste nel portare il paziente al rafforzamento del pavimento pelvico, ovvero l’insieme di muscoli contraibili che sorreggono il contenuto della pelvi (vescica, retto, controllando le emissioni relative), sostengono il pene in erezione e ne controllano l’eiaculazione. È importante mantenerlo tonico, quando perde la sua corretta funzionalità, può capitare di avere problemi di incontinenza o di prolasso, di provare dolore o anche poco piacere durante un rapporto sessuale.
Quindi se riusciamo a rinforzare il pavimento pelvico possiamo eliminare o almeno attenuare i disturbi di cui ci ha parlato…
Tenete presente che questi muscoli, come del resto tutti quelli del nostro corpo, tendono a perdere di tono se non sono allenati. Il mio compito, con i pazienti che si rivolgono a me, è di restituire ai muscoli del pavimento pelvico l’abilità che si presume perduta ma che si può riattivare. La loro riabilitazione è priva di effetti collaterali, non è invasiva, è indolore ed è personalizzata. In pratica si tratta di esercizi terapeutici mirati che hanno lo scopo di migliorare la sensibilità, la contrazione e la resistenza dei muscoli del pavimento pelvico, e di riflesso rinforzare il tono muscolare delle strutture di sostegno che trattengono i liquidi (vescica, uretere).
Qual è la procedura utilizzata?
Io propongo una serie di esercizi brevi ed intensi seguendo il protocollo di Kegel, inventore del metodo. Praticamente si tratta di immaginare di interrompere il flusso di urina, contraendo e rilasciando il muscolo pubococcigeo per alcuni secondi. L’alternanza di contrazione e rilassamento, ripetuta più volte, rafforza i muscoli del pavimento pelvico, riducendo le perdite urinarie incontrollate. Esercitando questo muscolo quotidianamente, anche più volte al giorno, è possibile ottenere risultati concreti già nell’arco di poche settimane.
In sintesi, quali sono i benefici reali di questa terapia?
Certamente il miglioramento della continenza urinaria e fecale, il contenimento di perdite quando si tossisce o starnutisce, la diminuzione del dolore lombare ed il recupero del piacere sessuale…
L’ipertrofia prostatica è una malattia fastidiosa che si può combattere con la prevenzione. Se siete oltre i 50 non esitate, fate una visita urologica per sincerarvi dello stato di salute della vostra prostata.
Ricordatevi che, come diceva nella seconda metà del Seicento il medico della corte senese Bernardino Ramazzini, “Meglio prevenire che curare”.
Elaborazione articolo a cura di Giorgia Della Bosca
Dr. Jacopo Papa
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