Quando russare può salvarti la vita…

Un sintomo fastidioso (soprattutto per i vicini di letto…), ma allo stesso tempo un campanello di allarme che, con una diagnosi precoce e le giuste cure, può scongiurare problemi di salute anche gravi

Tempo di lettura: 3 minuti

 


Dottoressa Elia, ci può spiegare perché russare è un sintomo da non sottovalutare?

Il russamento è piuttosto diffuso, soprattutto fra gli uomini (circa un adulto su due) e tende a diventa­re più frequente con l’avanzamento dell’età: è spesso collegato alla Sindrome da Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS), la pre­cede sempre e la accompagna qua­si sempre.

Durante il sonno, chi è colpito da OSAS ha una riduzione della quan­tità di aria respirata fino ad arrivare all’apnea totale che causa un risve­glio improvviso, accompagnato da affanno e tachicardia. Questo cir­colo vizioso si ripete svariate vol­te durante la notte, fino ad arrivare a oltre 30 episodi per ora di sonno nei casi più gravi.


Quali possono essere le conse­guenze negative per la salute?

Sono molto importanti e potenzial­mente gravi, in particolare a cari­co del sistema cardio-circolatorio con un aumento del rischio di iper­tensione, fibrillazione e scompenso cardiaco, fino ad arrivare all’infarto.
Anche nelle forme meno severe, il benessere psicofisico della persona è pesantemente danneggiato, con disturbi dell’umore, scarsa concen­trazione o alterazioni della memoria durante il giorno, causati dal sonno poco riposante.

Un’altra drammatica conseguen­za della sonnolenza diurna è un ri­schio maggiore di incidenti stradali e infortuni sul lavoro. Nei soggetti con OSAS, la letteratura scientifica riporta diversi casi di aggravamento di altre patologie preesistenti, con una minore efficacia delle terapie prescritte.


Come si diagnostica l’OSAS? E so­prattutto, si può curare?

Normalmente l’OSAS non viene rico­nosciuta in quanto è una patologia di cui si parla poco: solitamente so­no i familiari ad accorgersi del rus­samento, ma lo ritengono solo un fastidioso sintomo.
È invece importante rivolgersi a un odontoiatra esperto nel trattamen­to di questa patologia, perché possa coinvolgere il medico Pneumolo­go, qualora si riscontri il rischio di OSAS.

A seconda del caso, il trattamento si attua con l’utilizzo notturno di di­spositivi ortodontici personalizzati (che favoriscono una migliore re­spirazione nasale perché aiutano la mandibola a rimanere in una posi­zione più favorevole), associati alla modifica di alcuni stili di vita (perdita di peso e terapia posizionale evi­tando di dormire supini).
Nei casi più gravi si può ricorrere a un approccio chirurgico (setti na­sali deviati, alterazioni del palato) o addirittura all’utilizzo di macchi­nari notturni per la respirazione as­sistita.

Intercettare precocemente questo disturbo è fondamentale, per que­sto motivo è stato predisposto, sulle linee guida del Ministero della Sa­lute, un semplice e veloce test che può aiutare i pazienti a capire se è importante rivolgersi al medico.

 

Elaborazione articolo a cura di Giorgia Della Bosca

Dr.ssa Gloria Elia
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