Dall’incontinenza urinaria all’atrofia vulvovaginale: la soluzione grazie alla tecnologia

Da tempo, ormai, la radiofrequenza è utilizzata per trattare in maniera assolutamente non invasiva diversi tipi di inestetismi, ma recentemente questa tecnologia è stata sviluppata per consentire di affrontare anche quadri di patologia vera e propria in ambito ginecologico

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Ai giorni nostri, i trattamenti con la radiofrequenza possono essere in particolare impiegati per contrastare lassità vaginale, incontinenza urinaria da sforzo, atrofia vulvo-vaginale.
Inoltre, sono in corso studi per valutarne l’efficacia anche in altri tipi di lesioni del tessuto vulvare, come ad esempio il lichen.


Ma come funziona nello specifico la radiofrequenza?

La radiofrequenza fa uso di onde elettromagnetiche ad alta frequenza che hanno la capacità di recare effetti benefici nei tessuti. In particolare, riscaldando in modo controllato le fibre collagene che costituiscono “l’impalcatura” che sostiene un tessuto, è possibile indurre l’organismo a dare il via alla loro rigenerazione, portando ad un recupero molto efficace dell’originale solidità ed elasticità.

Nel caso, ad esempio, della lassità vaginale (dovuta per lo più allo stiramento delle pareti durante il parto, e che può comportare difficoltà nei rapporti per la riduzione della capacità di contrarre le pareti vaginali) o dell’incontinenza urinaria da sforzo (che si manifesta ad esempio nel caso di un colpo di tosse, uno starnuto, o un esercizio fisico), riuscire a recuperare l’elasticità della fascia pelvica (il tessuto che sostiene, insieme ai muscoli, il pavimento della pelvi) può portare ad un ottimo recupero della condizione di benessere.

Se valutiamo invece il discorso dell’atrofia vulvo-vaginale, ovvero quell’insieme di cambiamenti cui il tessuto femminile va incontro dopo una forte riduzione dei livelli di estrogeni (in menopausa, oppure dopo trattamenti per i tumori della mammella), le conseguenze principali sono la secchezza e la ridotta elasticità, che si traducono in gravi disturbi soprattutto nella sfera sessuale, sino talora all’impossibilità ad avere rapporti e conseguenti problematiche anche psicologiche, affettive e relazionali. La radiofrequenza può in questi casi costituire, da sola o in integrazione con altri approcci, un’ottima scelta terapeutica per ripristinare livelli di elasticità adeguati, consentendo la ripresa della normale attività sessuale, e non prevede controindicazioni anche nelle giovani donne trattate per tumori ormono-dipendenti (ad esempio il cancro della mammella), le quali non possono invece beneficiare di farmaci di tipo estrogenico per la cura dell’atrofia.


“Dottore, quali sono i rischi di questo trattamento?”

Il trattamento di queste patologie con la radiofrequenza è completamente indolore, non invasivo, e privo di possibili effetti collaterali, con un livello elevatissimo di sicurezza, grazie ai raffinati sistemi di controllo elettronico che impediscono alle apparecchiature di poter causare qualsivoglia danno fisico. L’unica controindicazione prudenziale a questo trattamento consiste nell’essere portatrici di un pacemaker cardiaco.


In cosa consiste il trattamento?

Il protocollo di trattamento prevede normalmente un ciclo di quattro sedute, a distanza di due settimane l’una dall’altra, con durata di circa quindici minuti ciascuna. L’assenza di disturbi durante e dopo la seduta consente alla Paziente di affrontare qualunque aspetto della sua vita quotidiana, compresi eventuali rapporti sessuali, anche nel giorno stesso del trattamento, senza conseguenze negative.

Il beneficio indotto dalla radiofrequenza tende a raggiungere il suo apice qualche settimana dopo il termine delle quattro sedute, e si mantiene stabilmente per lungo tempo. È poi possibile programmare singole sedute di richiamo con una cadenza che viene stabilita dall’andamento sintomatico della Paziente, e dunque in modo estremamente personalizzato. Tuttavia, la stabile durata del beneficio consente in genere di affrontare la seduta di richiamo dopo circa 8-12 mesi, senza quindi necessità di trattamenti ravvicinati.

Gli aspetti di sicurezza, efficacia e stabilità nel tempo del beneficio ottenuto configurano pertanto la radiofrequenza in ambito ginecologico come una terapia davvero innovativa per una serie di disturbi assai comuni ed invalidanti nella sfera intima femminile.


L’esempio di due pazienti che hanno risolto i loro problemi grazie alla radiofrequenza

Molte decine sono ormai le Pazienti che ho avuto modo di trattare con questa metodica, e desidero portare ad esempio la storia di due di loro: la prima è una Paziente in post-menopausa, che, sebbene di età assolutamente non avanzata, aveva già iniziato ad accusare grandi difficoltà in ambito sessuale a causa della progressiva distrofia dei tessuti. Per vari motivi legati ad altri aspetti della sua salute non poteva far uso di prodotti ormonali; ha pertanto deciso di sottoporsi al ciclo di sedute di radiofrequenza: estremamente soddisfatta per il risultato ottenuto, ripete annualmente una o due sedute per consolidare e mantenere il beneficio acquisito. Ha avuto così modo di tornare ad avere una regolare attività sessuale senza più disturbi di rilievo.

La seconda Paziente, invece, è una giovane mamma, che in seguito al parto aveva iniziato ad accusare fastidiose perdite urinarie, tali da limitarne in parte le attività quotidiane, come le uscite con gli amici o la frequentazione della palestra. Nonostante i tentativi riabilitativi con esercizi muscolari, il problema non era risolto: ha così deciso di effettuare le sedute di trattamento in radiofrequenza, ed ha riconquistato la piena libertà, tornando ad allenarsi in palestra senza più il timore di situazioni imbarazzanti.

Sono solo due dei tanti casi in cui questa metodica sicura, efficace e non invasiva mi ha permesso di restituire un pieno benessere a Pazienti che avevano subìto un danno alla qualità della loro vita.


Dr. Stefano Fracchioli
stefano.fracchioli@studiofracchioli.it
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