L’insonnia è un disturbo di cui soffre gran parte della popolazione italiana (20%), e consiste nella difficoltà di addormentarsi (in questo caso si parla di insonnia iniziale), dormire continuativamente per tutta la notte (quando ci si sveglia durante la notte e non ci si riesce a riaddormentare, insonnia intermittente o da risvegli multipli) o dormire abbastanza a lungo (insonnia terminale, ovvero quando vi è un risveglio molto precoce seguito dall’impossibilità di riprendere sonno). A tal proposito, abbiamo intervistato la Psichiatra Dr.ssa Flora Cappellin.
Dr.ssa Cappellin, da cosa è causata l’insonnia?
Esistono diversi tipi di insonnia: le insonnie primarie, che sono un disturbo del sonno senza cause apparenti, dovuto ad un’alterazione di fondo del ritmo sonno-veglia e che se non trattata tende a cronicizzarsi. Tende ad esordire tra i 15 -30 anni di età.
Poi ci sono le insonnie secondarie; queste possono essere conseguenza di altri disturbi psichici come la depressione o i disturbi d’ansia, che spesso derivano da tensioni emotive, preoccupazioni relazionali, problemi economici o correlati al lavoro. Questi fattori sono spesso reciprocamente causati o associati, e ciò aumenta il loro effetto sulla persona.
Le insonnie secondarie possono essere attribuite anche a problemi organici quali disturbi metabolici, problemi ormonali, respiratori, cefalee o sintomatologia dolorosa osteomuscolare, uso di farmaci, alcol e sostanze psicoattive (anche caffeina e nicotina). Non rara l’insonnia da nicturia (necessità di urinare spesso di notte) per esempio a causa di disturbi della prostata.
Infine, le insonnie causate da un’errata igiene del sonno, influenzate, ad esempio, dall’utilizzo di dispositivi elettronici fino a tarda sera, da attività fisiche e mentali faticose prima di coricarsi o da eccessi alimentari.
Tutti i tipi di insonnia richiedono un periodo minimo di almeno un mese di disturbi prima di essere riconosciute e classificate.
Come si cura questo disturbo?
La terapia dell’insonnia non può prescindere dall’individuazione delle corrette cause, che devono essere valutate in un’accurata visita:
identificata la causa si procede con la scelta della cura più idonea.
Generalmente, almeno inizialmente, si tratta di una cura farmacologica, anche se il fatto di effettuare una diagnosi differenziale permette in alcuni casi allo psichiatra di indirizzare verso delle tecniche differenti che non richiedano l’utilizzo di farmaci.
Ad esempio, quando la causa è psicologica, il miglior trattamento è la terapia combinata, che prevede l’utilizzo di farmaci più la psicoterapia.
Vorrei illustrare due casi di pazienti che si sono rivolti a me nel corso degli anni, uno che soffriva di insonnia dovuta a un eccessivo stress ed uno che invece ne soffriva a causa di un problema tiroideo (scoperto in seguito).
Il primo caso riguarda uno studente all’ultimo anno di ingegneria durante la redazione della tesi di laurea. Uno studente modello, con un ottimo rendimento universitario e voti molti alti: il suo obiettivo era uscire con la lode. Obiettivo che però è diventato quasi un’ossessione, tanto da non riuscire più ad addormentarsi la sera. Il ragazzo non aveva voluto rivolgersi ad uno specialista per timori connessi all’idea che andare dallo psichiatra lo identificasse come un “malato mentale”. Tuttavia una volta giunto in visita, accompagnato dalla compagna, è stato possibile chiarire tutti i suoi dubbi e impostare, con fiducia e serenità, una terapia che lo inducesse al sonno e che ha seguito nei 2 mesi prima della laurea. Così ha ritrovato le ore di riposo necessarie per concludere la tesi e preparare al meglio la discussione finale, tornando successivamente per concordare insieme la sospensione della terapia e con la decisione di intraprendere un percorso psicoterapico per migliorare alcuni parti di sè.
Il paziente con il problema tiroideo, invece, aveva già assunto alcune terapie psicofarmacologiche senza che tuttavia il suo sonno non migliorasse. Così l’abbiamo indirizzato a effettuare alcune analisi, tra cui quelle per verificare il corretto funzionamento della sua tiroide e, indovinate un po’… il problema era lì. Una volta scoperta l’effettiva causa abbiamo diminuito gradualmente i farmaci per dormire mantenendo solo quelli per la tiroide e il paziente è tornato a dormire sonni tranquilli.
È importante sottolineare che nessuna di queste insonnie dipende dall’età, anche se bisogna tenere in considerazione che una persona di 70 anni avrà meno bisogno fisiologico di dormire rispetto ad una di 20.
I farmaci sono necessari per affrontare l’insonnia?
I farmaci sicuramente aiutano. L’appello che mi sento di fare a chi ne soffre è: non abbiate paura dei farmaci, se presi con criterio, e soprattutto dopo un’attenta analisi del problema da parte di uno specialista, sono alleati, non nemici! Detto ciò, la cura farmacologica può semplicemente essere un punto di inizio per ritrovare il sonno nell’immediato e nel frattempo cercare di risolvere le cause più profonde che impediscono il riposo al paziente.
Quali sono le conseguenze di un cattivo riposo notturno?
Il rischio è quello che alla lunga possa diventare un circolo vizioso: se si tratta di insonnia primaria (quindi senza visibili cause) il mancato sonno può portare a grande stress ed alla lunga a depressione che, come abbiamo visto, peggiora a sua volta di molto la qualità del sonno. In questo modo il rischio è quello di non riuscire più a capire quale sia la causa effettiva dell’insonnia e dunque a dover fronteggiare due problemi anziché uno. Se invece le cause dell’insonnia sono ansia e depressione sicuramente il non dormire le alimenta. La voglia di socializzare diminuisce e si tende a non voler far più nulla durante la giornata.
Poi ci sono le conseguenze fisiche (es. disturbi cognitivi, impatto sul sistema immunitario, cardiovascolare, problemi alimentari con influenza sul peso corporeo, alterazioni sessuali). Ovviamente, il sonno è imprescindibile per l’uomo, e se viene a meno vi è un crollo delle energie per affrontare le giornate, per pensare e per agire con lucidità. I rischi più grandi li corrono le persone che guidano molto, o quelle che lavorano con attrezzi pericolosi: la mancanza di lucidità, in questi casi, aumenta la probabilità di incidenti a volte anche mortali…

Un consiglio per chi soffre di questo disturbo?
Il disturbo del sonno va assolutamente affrontato e superato il prima possibile. Dovete tornare a brillare, a sfruttare al 100% le vostre potenzialità:per farlo, non abbiate paura di rivolgervi allo psichiatra!
Intervista alla Dr.ssa Flora Cappellin a cura di Davide Clivio
Dr.ssa Flora Cappellin
flora.cappellin@gmail.com
Centro Clinico Sinaptica con sede a Torino
Tel. 340 292 8062
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