Distorsione di caviglia: ecco come affrontarla

Lavorando con molti sportivi, una problematica all'ordine del giorno è quella della distorsione di caviglia, infortunio comune in tantissimi sport, dal calcio alla pallavolo, passando per il basket, pallamano…

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“Da quando ho preso quella distorsione alla caviglia non me la sento più stabile, sento come se cedesse, in alcuni movimenti mi vengono delle fitte!”, frasi come queste vengono spesso pronunciate in studio, purtroppo!
Il più grande problema di questo infortunio, infatti, non è soltanto l’evento in sé, quanto il rischio di recidiva che provoca.

Ma sei sicuro di affrontare al meglio questo infortunio?

Ti racconto la storia di S., un calciatore che si è rivolto a me proprio per questa problematica.
Subita la distorsione, si è recato in un centro fisioterapico in cui gli hanno somministrato sedute di tecarterapia e qualche esercizietto con elastico, per poi rimandarlo in campo.
Già dai primi allenamenti S. percepiva che la caviglia non era come prima, la sentiva debole, ogni volta che impattava il pallone sentiva delle fitte ed il dolore si manteneva anche dopo l’allenamento. Dopo un paio di settimane passate in questo modo, arriva presso il mio studio.

Devi sapere due cose fondamentali sulle distorsioni di caviglia:

1 – Se non curate bene posso evolvere in una problematica chiamata in inglese CAI (chronic ankle instability) ovvero instabilità cronica di caviglia: debolezza, sensazione di cedevolezza o di vuoto e distorsioni ricorrenti ne sono le caratteristiche

2 – I principali fattori di rischio per incorrere in un CAI sono l’aver subito una distorsione, una limitazione di un particolare movimento della caviglia (dorsiflessione in carico) ed una differenza di forza dei muscoli che la stabilizzano

Ebbene, esaminando S. si notava una differenza significativa del movimento di cui ti parlavo sopra, la dorsiflessione in carico; vi era una marcata differenza di forza dei muscoli della caviglia, ed i test di salto (valutazione che si utilizza per indicare la ripresa della corsa in sicurezza e di conseguenza il ritorno allo sport) non erano somministrabili per dolore forte alla caviglia.
Nonostante questi segnali gli era stato dato il via libera per la ripresa degli allenamenti, senza fornirgli nessuna indicazione su come comportarsi nei primi allenamenti… assurdo, non trovi?

Abbiamo iniziato un percorso in studio, due sedute settimanali, in cui inizialmente ci siamo posti l’obiettivo di recuperare il deficit del movimento così importante per la caviglia, lavorando manualmente e mostrandogli degli esercizi di eseguire anche a casa, in modo che questo recupero fosse attivo, e non solamente passivo a lettino. Di pari passo abbiamo iniziato a lavorare sul rinforzo dei muscoli che stabilizzano la caviglia, anche questi per quanto possibile con istruzioni su come proseguirli anche a casa.

Gli ho impedito di andare al campo?

Assolutamente no, ovviamente non gli ho permesso di eseguire lo stesso lavoro della squadra, ma lasciandogli degli esercizi di rinforzo funzionale per il calcio, e del lavoro aerobico inizialmente da eseguire con una cyclette, ha potuto rimanere in gruppo e vivere comunque lo spogliatoio con i suoi compagni.
Dopo due settimane di lavoro è stato possibile somministrare i test di salto ed approcciare nuovamente la corsa senza più sentire sensazioni di fitta o dolori. A questo punto abbiamo reintrodotto lavori aerobici di corsa, andando ad incrementare man mano le distanze e le velocità; quando la progressione degli esercizi ce lo ha concesso abbiamo lavorato sui cambi di direzione e la conduzione di palla.

In totale il lavoro con S si è concluso dopo sei settimane, al termine del quale non vi era più differenza di dorsiflessione tra le due caviglie, i deficit di forza si erano livellati ed i test di salto non mostravano più differenze tra i due arti.
A questo punto ho lasciato a S un lavoro di rinforzo da eseguire ancora autonomamente, sia per proseguire con il recupero, ma soprattutto come prevenzione per future recidive; gli ho spiegato come bendare la caviglia, in vista delle prime partite, essendo indicato in letteratura che il bendaggio abbassa il rischio di recidiva nelle prime partite dopo l’infortunio. Infine, abbiamo pianificato il rientro graduale in gruppo, andando continuamente ad incrementare i lavori in gruppo a discapito dei lavori aerobici e quelli con la palla fatti in autonomia.
Ho risentito S dopo un mese dalla fine del percorso con me: è rientrato appieno, tornando nell’ultima partita nella formazione titolare.

Ti ritrovi nella storia di S? Hai visto come quello che gli avevano non fosse sufficiente per il rientro in campo?
Devi sempre ricordarti di non sottovalutare un infortunio: da uno stop le tue strutture perdono allenamento, e rientrare in squadra senza eseguire una riabilitazione rappresenta un rischio di infortunio notevole!

Una distorsione sicuramente non ti fermerà, basta sapere come affrontarla!

Dr. Federico Nuzzi
federiconuzzi.fkt@gmail.com
sede a Pinerolo
Tel. 3703280830


Comunicazione sanitaria informativa ai sensi della legge 145/2018 (comma 525) curata da Federico Nuzzi, fisioterapista, Ordine TSRM, n.279.
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