Disturbi psichici tra giovani e bambini

Quasi 2 milioni di bambini e ragazzi ( cioè tra il 10 e il 20% della popolazione infantile e adolescenziale tra gli 0 ed i 17 anni) soffrono di disturbi neuropsichici dell’età evolutiva

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La stanchezza di essere esposti a cattive notizie è qualcosa a cui tutti ci stiamo abituando sempre più, ma anche questi tempi difficili vanno superati. La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) ha contato e ci dice che oggi sono due milioni i bambini e ragazzi con disturbi neuropsichici. Ci si aspetterebbe che medici, pediatri, scuola, istituzioni, genitori, si affrettassero a discutere, programmare, dire la loro riguardo ad un fenomeno così doloroso. Invece non sta accadendo nulla. Ci si affaccia alla nuova normalità.

Scontato evidenziare l’importanza della salute e della salvaguardia della psiche di bambini e ragazzi: l’infanzia  è  “il” periodo della vita definito cruciale sia nel determinare la buona salute fisica e mentale sia nella genesi e nelle possibilità di cura dei disturbi neurologici e psichiatrici della “futura età adulta”. Eppure, sembra che questa fascia di popolazione sia silenziosamente chiusa in camera e che i disturbi psicologici in età evolutiva siano più sui giornali che nelle realtà famigliari, scolastiche, aggregative. Per rimanere in tema, in occasione dei 50 anni dalla sua fondazione, la SINPIA  ha lanciato un mese fa la Giornata Nazionale per la Promozione del Neurosviluppo, dove si evidenzia come sia ormai chiaro che esistano condizioni varie e variabili che possono interferire con il processo del neurosviluppo; ad esempio fattori di rischio comuni e componenti genetiche, neurobiologiche e ambientali trasversali ed età specifiche, con modifiche nello sviluppo del cervello che possono manifestarsi già nei primi anni di vita del bambino (per esempio con autismo, disturbi di linguaggio e apprendimento, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, epilessia) o successivamente nell’adolescenza (per esempio con disturbi psichiatrici importanti ed invalidanti come la schizofrenia e la depressione).

Chi lavora con il disagio mentale lo sa, lo vede. Si ricostruisce la storia di un adulto anche attraverso i pezzi di un mosaico che sono mancati nell’infanzia. Eppure viviamo in un pezzo di mondo fortunato, in un tempo storico evoluto, una tecnologia imperante e pervasiva. Abbiamo risorse di ogni tipo, stimoli e occasioni. Cosa sta accadendo? Accade che è già visibile il peggioramento del benessere psichico dai bambini.  A seguito della pandemia da COVID-19 sempre la Società SINPIA, cioè l’ente preposto a raccogliere i numeri ed i fenomeni che riguardano bambini e adolescenti,  riporta che nel mondo il benessere psichico dei minori è diminuito oltre il 10%, e sono raddoppiati i bambini sotto la soglia del disagio; sembra che oggi i bambini siano più arrabbiati, annoiati, non riescano a gestire il sonno secondo ritmi di normalità, abbiano più  difficoltà a concentrarsi, a capire quel che leggono, a scrivere quel che pensano e a pensare, soprattutto, a quel che sentono. Provano dolore. Tanto e da soli. Smettono di mangiare, ricorrono ad atti di autolesionismo, cioè si tagliano o si arrabbiano con il loro corpo.

Appunto in Italia, cioè in una popolazione di circa 59 milioni di persone quasi 2 milioni di bambini e ragazzi soffrono di disturbi neuropsichici dell’età evolutiva.  Cioè tra il 10 e il 20% della popolazione infantile e adolescenziale tra gli 0 ed i 17 anni. Il problema poi non è tanto il numero, quanto la velocità, o meglio l’accelerazione con cui tutto questo si sta manifestando. Chi osserva i numeri e i fenomeni “da sopra”, nelle istituzioni questo lo sa: Antonella Costantino (Past President della SINPIA e Direttore dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) della Fondazione IRCCS «Ca’ Granda» Ospedale Maggiore Policlinico di Milano) riporta che  “La prevalenza raddoppiata dei disturbi neuropsichici è certamente espressione di un trend già presente nei 10 anni precedenti. La pandemia ha però mostrato come una diminuzione delle attenzioni collettive ai bisogni neuropsichici di bambini e adolescenti possa avere conseguenze drammatiche sulla loro salute mentale e sul loro sviluppo complessivo, in particolare per coloro che già presentavano vulnerabilità”, e commenta “La crescita esponenziale delle richieste a cui stiamo assistendo riguarda tutti i disturbi del neurosviluppo, trasversalmente a tutte le fasce dell’età evolutiva, e non è limitata solo ai disturbi psichiatrici in adolescenza.”

Questo lo sa e lo maneggia ogni giorno chiunque lavori nell’ambito della salute mentale. In questo caso l’allarme non può e non deve affievolirsi perché è nell’infanzia che si fondano le radici di un adulto sano. Normalizzare il pensiero su questi temi, adattarci a queste cifre e a questo livello di disagio come ad una fase di cambiamento della società non è accettabile. La solitudine o la vitalità dei bambini non si cura e non si sopisce con il tablet o con lo smartphone. Ci sono finestre evolutive nello sviluppo dei bambini che generano dei buchi di funzionamento. Per un adulto possiamo parlare di disagio più o meno stressante, più o meno tollerabile rispetto a certi comportamenti. Ma lo stesso fenomeno in un bambino crea una stortura, un disfunzionamento che rischia di compromettere la curva di maturazione e crescita psicologica. L’allarme dei numeri esiste ed è forte. Corriamo il rischio di vivere da qui in poi con le sirene spiegate, e con un malessere spietato. Val la pena di chiedersi se e come ci si potrà normalizzare da adulti. E a che prezzo dovranno farlo i bambini.

Articolo a cura della Dr.ssa Marylin Fiorina

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